Le anime non si incontrano mai per caso

estate 2016

R e R — first meet

Era il 2016, vivevo a Torino per studiare ed ero la tirocinante al Festival delle Colline. Correva l'estate, una splendida estate — ed era il periodo appena pre-festival, quello che negli anni è diventato un periodo tostissimo, ancora più del festival stesso, dove le giornate sembrano infinite.

Quel pomeriggio dovevamo andare a vedere le prove generali di una compagnia che avrebbe debuttato al festival — una compagnia locale, molto famosa a Torino, folli al punto giusto. Poi sarei tornata a casa, la coinquilina cinese avrebbe preparato la cena per tutte. La mia giornata avrebbe potuto concludersi così.

La sera prima ero uscita. Mi sembrava come se fosse la mia ultima notte in libertà. Dopo sarebbe iniziato il festival, avrei avuto gli esami — bene ma non benissimo. Il rientro a casa coincise circa con il sorgere del sole. Quella mattina la mia compagna di stanza decise che dovevo alzarmi anche io, assolutamente, per andare a Porta Palazzo a fare la spesa. Ho provato in tutte le maniere a opporre resistenza, con un successo inutile.

Non capivo nemmeno chi ero. Anche il caffè mi faceva male. Metto su gli occhiali scuri, sperando mi coprissero anche l'anima. Mi vesto completamente a caso: t-shirt adolescenziale con scritto in rosa fluorescente "come with me far away from this noise", pantaloni gialli fluorescenti e scarpe rosa fluo. Con l'aspettativa di fare giusto un pomeriggio e tornare a morire a casa.

"Laura non può venire a Vercelli, ha il figlio che sta male. Ragazze, chi di voi due ha voglia di venire?" In pieno malessere, vestita da adolescente, decido di partire. Scrivo alla mia coinquilina: "sei pazza A., manco ti stai a reggere in piedi."

Arriviamo in questa fantomatica Vercelli. Entriamo. Cazzo. Sono tutte e tutti di una bellezza allucinante. Abiti ricercatissimi ed eleganti. Per la prima volta mi sono davvero vergognata del mio outfit.

Ci dicono che possiamo scendere nel seminterrato e che la prova avrebbe avuto inizio. Mi siedo, vedo lei. Vestita in nero con un meraviglioso corpetto. Inizia a parlare — anzi, a recitare. In maniera sublime, senza mezzi termini: sublime. Una voce meravigliosa, che ti incanta, incolla, ti fa sognare, viaggiare, amare. Era impossibile toglierle gli occhi di dosso.

Credo sia durato poco meno di un'ora. Una delle più belle della mia vita. Avevo vent'anni, vivevo in una città stupenda, ero tirocinante di un festival fighissimo, e avevo la possibilità di essere lì — a vivere quel momento intimo e irripetibile. Era: How to explain theatre to a living dog — Roberta va sulla Luna.

Il regista, Renato, uomo di tantissime parole, era interessantissimo. Avrei potuto ascoltarlo per ore. Poi torna lei, Roberta — l'attrice, fuori dalla scena, una donna estremamente silenziosa. Non so se timida, non l'ho ancora capito. Ho fatto tantissima fatica a collegare la persona all'attrice. Solo dopo ore avrei capito che la prima Roberta che avevo visto in ingresso era la medesima di tutte quelle scene.

Alla fine, avviandoci verso le scale, Renato dice: "beh, comunque interessantissima questa nuova stagione dopo vent'anni di Twin Peaks." David Lynch. Abbozzai una risposta che non ricordo, ma che suscitò entusiasmo nei suoi occhi.

Ci siamo rivisti a Torino. Nel corso delle settimane avevo capito che loro sarebbero stati la mia tesi di laurea. Li ho seguiti in moltissime prove e moltissimi spettacoli, avrei percorso chilometri senza mai pentirmene. Nel corso di quella notte — di quella magica notte — si creò una splendida amicizia destinata a durare ancora oggi, insieme a un profondissimo rispetto lavorativo.

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